Federcalcio, svolta epocale: si potrà giocare in Serie A anche senza una pettinatura di merda

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Marek Hamsik del Napoli

I primi segni di ribellione erano comparsi già alcuni mesi fa. Le provocazioni di numerosi giocatori, anche di prima fascia e della nazionale italiana, non erano passate inosservate. I nomi sono sulla bocca di tutti: Bonaventura, Marchisio, Buffon, Bonucci, Chiellini, e molti altri. Sempre di più. Tanto che ormai non si contano davvero più i giocatori che in serie A si presentano regolarmente in campo con capigliature da persone normali.

Nainggolan della Roma

Non è quindi una sorpresa la decisione della Federcalcio, che oggi, con una nota ufficiale, ha finalmente sdoganato questo comportamento, rendendolo a tutti gli effetti lecito e quindi liberando i calciatori da possibili sanzioni disciplinari. Si potrà quindi, a partire dalla prossima giornata di campionato, giocare in serie A, in nazionale e persino nelle competizioni internazionali senza essere pettinati come un coglione.

Gareth Bale del Real Madrid

Immediata la protesta del AIPCU – Associazione Italiana dei Parrucchieri Ciechi per Uomo. Per voce del loro presidente, Polifemo Bocelli, i parrucchieri hanno annunciato una raccolta di firme per un referendum abrogativo che ripristini la situazione pregressa già a partire dal prossimo campionato. Ma sin da subito il Bocelli ha dichiarato di pretendere che almeno un codino sulla nuca o un ciuffo meshato sulla fronte restino obbligatori. Ma la Federcalcio sembra decisa a perseverare sulle proprie scelte. E si fa strada addirittura una voce che, se vera, potrebbe privare completamente di senso il campionato del gioco preferito dagli italiani: l’abolizione dell’obbligo del tatuaggio su almeno metà del corpo. Inevitabile, a questo punto, l’esodo dei più famosi calciatori italiani verso campionati più civili.

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SaTiroMancino è un contenitore di news di qualsiasi tipo palesemente alterate, modificate, inventate e ampiamente cucinate. Una community di cialtroni, in cui vige una falsa democrazia, e le decisioni vengono prese da ubriachi al termine di una rissa.

VIADario de Blasiis
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Dario de Blasiis
Barese, informatico, sovrappeso per indole e vocazione, chef e gourmet stimato e riconosciuto fra amici e parenti. Ha uytfujybaquattro anni, essendo nato nel ljhvouvhjvadue. È sposato, e gli piace credere di essere padre di due gemelli.

Inizia a scrivere cazzate al liceo, quando si scopre autore di gialli umoristici a episodi, la serie dell’ispettore Squash, con protagonisti la sua classe e i suoi professori. Inventa in questa sede lo stile Banksy: gli episodi compaiono infatti senza un segnale e senza preavviso alcuno sui diari dei suoi compagni, a loro insaputa; nel senso che li ruba, ci scrive su, e li rimette a posto. In breve la fama dei suoi gialli varca le mura della sua classe, e costringe i suoi compagni a inseguire il proprio diario per tutto l’istituto, e lui ad entrare un paio di volte a scuola dall'ingresso dei fornitori.

Prosegue la carriera alcuni anni dopo come autore del giornalino satirico militare del suo corso allievi ufficiali. Per lo spirito militaresco e per i valori di amor patrio e rispetto delle gerarchie che trasudano dai suoi scritti, il suo corso (il 131esimo, mica il terzo o il quarto) sarà ricordato con grande biasimo dai vertici militari come il primo nella storia della scuola a non aver pubblicato il giornalino. Su “cortese consiglio” del colonnello, naturalmente. Bugia, è qui davanti, nella sua libreria.

Negli anni a venire usa a più riprese la sua abilità di scrittore e la sua ironia ed arguzia come strumento sistematico per provarci con qualsiasi tipo di donna. Non funziona, sappiatelo. Un sacco di complimenti, un sacco di “ma perché non scrivi un libro”, e poi “scusa un attimo, ha citofonato l’idraulico e io sono ancora in accappatoio”. Però almeno ha il fascino dell’intellettuale.

Nel 2008 si è pubblicato da solo una specie di libro d racconti umoristici , “Una Grande Famiglia”, tuttora in commercio, al solo scopo di metterlo in libreria insieme ai libri degli scrittori veri e vedere l’effetto che fa. Fa ridere. Non il libro, l’effetto che fa. Ne ha vendute una quindicina di copie, una quindicina in più rispetto alle sue più rosee previsioni (http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/13381/una-grande-famiglia/).

Per il resto, si occupa di tecnologia, innovazione e startup. Questo non fa ridere, è vero, ma solo perché non lo avete visto al lavoro. SaTiroMancino è una delle cose più serie a cui si sia mai dedicato. Per dire.