NFL a Londra: partita di Football Americano degenera in programma politico di un movimento di estrema destra

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Wembley, i giocatori si scambiano un segno di pace prima della gara
Wembley, i giocatori si scambiano un segno di pace prima della gara

NFL a Londra: partita di Football Americano degenera in programma politico di un movimento di estrema destra

dal nostro inviato a Londra, Alessandro Migliucci

Lo scorso week end, a Londra, è andata in scena l’NFL, il massimo campionato di football americano, il cui evento in programma era una partita tra Miami Dolphins e New Orleans Saints.
Si è trattato di un evento speciale, unico nel suo genere: lo sport americano per eccellenza trasportato a Londra dove, per una settimana, la città ha vissuto ai medesimi ritmi dei cugini d’oltreoceano; la City è diventata così un crocevia di usi e costumi degni dei migliori figli dello Zio Sam, dalle variopinte maglie di ogni genere di squadra agli slogan pronunciati con il naso chiuso in puro slang yankee.

Il nostro inviato, Alessandro Migliucci, mentre fa “Bù” alle spalle ad uno dei protagonisti della sfida. Ne avrà per tre settimane
Il nostro inviato, Alessandro Migliucci, mentre fa “Bù” alle spalle ad uno dei
protagonisti della sfida. Ne avrà per tre settimane

Non era la prima volta che assistevo a questo genere di spettacolo – che inizia nei giorni precedenti alla partita con strade (chiuse al traffico veicolare) trasudanti di svariate iniziative quali interviste, giochi interattivi, ruote della fortuna, bingo, pubblicità, cibo e chi più ne ha più ne metta – ma questa volta, mentre sedevo nel maestoso stadio di Wembley il giorno della partita, assieme ad altre 80.422 persone, la mia mente è volata lungo strade fantasiose, assecondando pensieri intriganti.
Uno su tutti, tanto per cominciare, è stato appurare che la partita non è la cosa maggiormente interessante per il pubblico, anzi, al pubblico non frega proprio nulla della partita. La guarda, sì, ma senza troppa partecipazione. Un’azione piace? Gridano: “Yeah!”. Un’azione non piace? Gridano: “Buuu!”. Questo è il codice. Al pubblico piace altro, piace il contesto, piace ciò che si crea attorno a quell’evento dove, per circa quattro ore, sei assimilato nella nuova società. Qual è questa società? Semplice, la società del Football. E, come ogni società, anche questa ha regole che si rispettano.

Diritti e doveri dei cittadini:

  • Uno schermo enorme ti dice passo passo, durante la partita, quello che devi fare: grida, urla, balla, bacia tua moglie, bevi. Un bellissimo grande fratello che poi viene a controllare se lo fai, mostrandoti inquadrato in video per i tuoi 3 secondi di popolarità nello stadio. Ridi, balla, bacia, urla… Noi ti vediamo e se lo fai sei il Re!
  • La pubblicità costante ti ricorda cosa puoi (o devi) mangiare all’interno dello stadio. A prezzi modici e solamente raddoppiati rispetto a fuori (che vuoi che sia!), per un cibo tipicamente made in USA: dal panino colmo di formaggio cheddar per uomini obesi che non devono chiedere mai, alla birra Cabelsberg col tappo che si svita… Swisssh!
  • Nelle numerose pause di gioco, la musica degli altoparlanti suona il jingle pubblicitario dello sponsor principale, ad un volume Caccia F16 radente suolo, mentre da bordo campo addetti al marketing sparano magliette regalo impacchettate, e gadget di ogni tipo. Questo per ricordarti che anche tu hai vinto qualcosa. Non sei un perdente nato, essere qui è ciò che dà un senso alla tua settimana!
  • Delle gnocche strepitose in abiti succinti e pon-pon, chiamate Cheerleaders, ti ricordano che sei uomo ed è giusto anche che ti venga una bella erezione seduta stante se, per un attimo non pensi a tua moglie obesa (che ti ha sfornato cinque figli e) che ti siede accanto.
  • I gay non sono contemplati. Se lo sei ti devi mimetizzare. Non è un paese per froci.
  • E infine, dato che le squadre sono composte al 95% da atleti di colore, se qualcosa non ti è piaciuto sul campo puoi dare sempre e tranquillamente la colpa ai negri.
Ancora il nostro inviato, mentre cerca di fermare in corsa Jay Ajayi dei Miami Dolphins. I parenti sono stati avvertiti
Ancora il nostro inviato, mentre cerca di fermare in corsa Jay Ajayi dei Miami Dolphins. I parenti sono stati avvertiti

Eccola qui, la società del Football! Ora, pensateci bene. Per alcuni che conosco (e magari per qualcuno che conoscete anche voi) questa sarebbe la società perfetta, se solo ne venisse a conoscenza. Anche quest’anno però, sembra che il pericolo sia stato evitato. A meno che, come invece sembrerebbe possibile a breve, lo spirito di questo evento non vada a finire dritto dritto nel programma politico di un nuovo movimento di estrema destra. E così sia. Per inciso, io amo il Football Americano, sia chiaro, ma lo preferisco dal divano e senza rotture di coglioni. Anche per motivi logistici. E comunque, con Tannehill rotto, avrei scelto Kaepernick e non quel cadavere di Cutler. GO FINS!

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SaTiroMancino è un contenitore di news di qualsiasi tipo palesemente alterate, modificate, inventate e ampiamente cucinate. Una community di cialtroni, in cui vige una falsa democrazia, e le decisioni vengono prese da ubriachi al termine di una rissa.

VIAAlessandro Migliucci
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Alessandro Migliucci
Nato a Bologna nel 1976, laureato in qualcosa di inutile (tipo storia moderna), dice di essere un regista teatrale, drammaturgo, insegnante di recitazione e operatore culturale sul territorio ma qualcuno pensa siano solo paroloni per indicare un mestiere che in realtà non esiste. Ha un simpatico cane di nome Marley, il vero cervello pensante, colui a cui deve la riuscita delle sue opere teatrale (ma non ha potere di firma!) E' interessato alla politica, a debita distanza, e alla comunicazione verbale e non verbale nel mondo degli audiovisivi... Sì, in soldoni significa spot pubblicitari. Amante della musica, che spesso lo ha tradito, suona svariati strumenti a corda da diversi anni ma senza successo. Nessuna porta è mai stata aperta infatti. Collabora con Satiro Mancino come inviato all'estero da Londra, Parigi, Roma... Ma non più a Sud della latitudine di Pontecorvo (FR) per paura delle origini che ha lasciato in Ciociaria.