“Cara, ma quante valigie porti?”

Arriva finalmente una risposta ai compagni di viaggio ansiosi

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“Cara, ma quante valigie porti?”
Un team di 8 ricercatori inglesi ha finalmente stabilito che ben l’87% delle donne viaggia con dentro alle valigie un buon 40% di abiti che non indosserà mai nei giorni previsti. La percentuale delle calzature, invece, sfiora il 75%.
“Con una forbice del 3%, la gaussiana risultante è decisamente stretta intorno alla media: una deviazione standard così stretta da necessitare di ulteriori approfondimenti”, commenta soddisfatto McBag, lo scozzese a capo del team di ricerca che ha prodotto il sensazionale risultato, dopo ben 3 anni di studi e il monitoraggio di un campione finale di circa duemila persone.

Il professore Robert Travelsen, inglese di origine norvegese, compagno di viaggio di McBag, rivela la metodologia impiegata:”Abbiamo condotto una prima fase di studio su un campione eterogeneo di circa 4500 individui. Ci siamo concentrati su età comprese tra i 18 e i 65 anni senza però avere dei riscontri interessanti. Poi l’intuizione: abbiamo eliminato dal campione le persone che bevono birra, guardano porno, scommettono sui cavalli, adorano le auto di grossa cilindrata, ed ecco che in soli 6 mesi i dati in nostro possesso hanno iniziato a convergere verso questo risultato, superiore alle attese. Il campione finale è risultato composto da 2133 individui, 75% donne”.

A spingere il team di Travelsen a creare un campione diverso da quello iniziale è stata una banale domanda che il nipotino dello stesso Robert, Erik, di appena 4 anni, gli ha posto durante le vacanze di Natale, trascorse a casa del figlio Hansel, a Trondheim.

Mentre lo zio era chiuso nel suo laboratorio di simulazione ad elaborare i dati provenienti dai 33 supercalcolatori sparsi per il mondo, il nipotino gli si è avvicinato, chiedendo “Ehi, zio, perché avete portato 8 valigie tu e la zia per rimanere da noi solo 3 giorni?”.

Da quel giorno, il professor Travelsen, ha dedicato buona parte del suo tempo a raccogliere dati, filtrandoli per usi e costumi, definendo così un nuovo obiettivo e cercadone una spiegazione logica.

“Alla base c’è la cura di sé: chi ne ha di più, necessita di più scelte ed è disposto a sacrifici”

E Travelesen non si ferma qui: “Sono già stato contattato da un centro di ricerca italiano per capire cosa spinge gli uomini ad usare il cellulare e tenere fuori le dita dalle narici. Pare che lo scaccolarsi ai semafori sia oramai la seconda attività preferita”

Avvertite anche voi questo profumo di Nobel?

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